26 Giu Buon viaggio: un albo illustrato che parla della vita
Ho scoperto gli albi illustrati durante il mio anno di prova, ormai tre anni fa, grazie a un breve corso di formazione sulla metodologia WRW (Writing and Reading Workshop).
Per me è stato come scoprire un mondo nuovo. A prima vista si potrebbe pensare che si tratti di libri destinati ai più piccoli, ma in realtà gli albi illustrati sanno parlare anche al cuore degli adulti. Attraverso immagini e parole essenziali riescono spesso ad affrontare temi profondi con una delicatezza che pochi altri strumenti possiedono.
Oggi ho il piacere di presentarvi Il buon viaggio, un albo illustrato che mi ha accompagnata in diversi momenti della mia esperienza scolastica e che ho proposto in classe in modi differenti.
Quando un viaggio può dirsi davvero buono?
L’albo invita il lettore a interrogarsi su una domanda semplice solo in apparenza: quando un viaggio può essere definito buono?
Pagina dopo pagina, mentre si cerca una risposta a questo quesito, emerge un parallelismo molto potente: la vita stessa viene rappresentata come un viaggio da vivere pienamente, con le sue sfide, i suoi incontri, le sue sorprese e i suoi cambiamenti.
È proprio questa ricchezza di significati che rende l’albo adatto a contesti educativi molto diversi tra loro.
1. Per salutare una classe
Quando ho saputo di aver vinto il concorso e di dover lasciare le mie classi, cercavo un modo per spiegare ai ragazzi la mia partenza.
Scelsi proprio Il buon viaggio e lo adattai in una modalità di lettura più inclusiva attraverso il software SimWriter, poiché seguivo un alunno che utilizzava la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA).
Durante la mia ultima lezione lessi l’albo insieme a loro, con un po’ di commozione, e spiegai che per poter conservare il posto conquistato ero tenuta ad accettare la nuova nomina. Fu un momento intenso, che mi permise di parlare del cambiamento e delle scelte che la vita, a volte, ci chiede di affrontare.

2. Per parlare del viaggio con gli alunni neoarrivati
Ho utilizzato questo albo anche con alcuni alunni inseriti in un percorso di alfabetizzazione.
Attraverso la lettura abbiamo introdotto il tema del viaggio senza riferirci necessariamente al percorso migratorio che li aveva portati in Italia, un argomento che per alcuni può essere particolarmente delicato.
Abbiamo immaginato insieme di preparare una valigia: cosa avremmo portato con noi? Quali persone avremmo voluto avere accanto? Quali oggetti, vestiti o ricordi avrebbero trovato posto nel nostro bagaglio?
Abbiamo persino immaginato la colonna sonora del nostro viaggio, scegliendo le canzoni che avremmo voluto ascoltare lungo il percorso.

3. Per inventare storie partendo dalle immagini
Non vi ho ancora parlato delle splendide illustrazioni che arricchiscono questo albo.
Le immagini rappresentano viaggiatori immersi in scenari molto diversi tra loro e si prestano perfettamente ad attività di osservazione e scrittura creativa.
Per questo motivo, durante alcune ore di supplenza o sostituzione, quando occorre organizzare rapidamente un’attività significativa, mi piace sfogliare l’albo insieme ai ragazzi e chiedere loro di descrivere ciò che osservano.
Successivamente li invito a inventare una storia partendo dall’immagine scelta: chi è il protagonista? Dove sta andando? Cosa è accaduto prima? Cosa succederà dopo?
Spesso nascono racconti sorprendenti e molto diversi tra loro, a dimostrazione di quanto le immagini possano stimolare immaginazione e creatività.

Un albo, tante possibilità
Il buon viaggio è uno di quegli albi illustrati che riescono ad accompagnare bambini, ragazzi e adulti in riflessioni profonde senza risultare mai pesanti.
Ogni volta che lo apro in classe scopro nuove possibilità educative e nuovi spunti di dialogo.
Se questo breve articolo ha acceso la tua curiosità, puoi acquistare questo splendido albo qui.
Mi piacerebbe portarvi ancora altri albi illustrati che utilizzo nella mia pratica didattica quotidiana, raccontandovi non solo perché mi hanno colpita, ma soprattutto come li ho trasformati in attività concrete da proporre ai miei studenti.
Foto copertina di Katerina Holmes.
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