L'autunno e la sua "naturale" magia – Giulia Giraudo
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L’autunno e la sua “naturale” magia

Le fate e le streghe legate alle piante secondo la nostra tradizione culturale

Pensando all’arrivo dell’autunno ho una voglia matta di ricominciare un rewatch delle mie saghe e serie tv preferite fantasy. Infatti a casa il mio compagno ed io abbiamo già iniziato con “Il Signore degli anelli”. E noi che vogliamo far le cose ben fatte, abbiamo iniziato in ordine cronologico con “Gli Anelli del Potere”. Nel mentre ho iniziato a leggere un libro sulla simbologia delle piante e mi son domandata “Ma che relazione vi è tra la natura ed il mondo magico che spesso ritrovo nei libri e nelle saghe?”. Da questa domanda nasce questo articolo. Buona lettura!

Uomini, piante e la loro relazione

Tra le piante e gli uomini vi è un legame primordiale, non a caso in molte tradizioni l’antenato mitico è un albero. Basti pensare banalmente alla tradizione cristiana: Adamo, Eva ed un melo. Tale legame ha fatto sì che fin dalle prime civiltà l’uomo usò il mondo naturale nelle sue novelle e canti per trasmettere opzioni e tradizioni alle future generazioni.

Oltre alla vegetazione, si aggiunsero delle creature fantastiche, come le fate, inventate dalle popolazioni primitive per spiegare le forze della natura giunte fino a noi grazie a miti e racconti. Storie ormai andate spesso perdute o quasi dimenticate che ho voluto raccontarvi qui per darvi un altro punto di vista durante le vostre camminate autunnali.

Le piante amiche del mondo fatato

Il sambuco e la fata dai capelli dorati

Il sambuco è un arbusto, grande e molto ramoso, che può giungere fino a 10 metri, con foglie composte, infiorescenze appiattite superiormente di fiori fortemente odorosi di color bianco crema, e frutti neri lucidi. Cresce dappertutto, in particolare in aree abbandonate ed intorno ad allevamenti, dove il terreno è ricco di azoto per decomposizione di foglie e rifiuti.

Nel folklore germanico medievale la pianta di sambuco era una fata, raffigurata come una giovane benigna dai lunghi capelli d’oro che abitava vicino ai rii, laghi e fonti, e che rispondeva al nome di Holda. Tra i suoi rami trovavano, inoltre, rifugio gli elfi. La venerazione di questo arbusto era tale che i contadini tedeschi si toglievano il cappello ogni qual volta incontravano sul loro cammino il sambuco. Inoltre nelle leggende tedesche si raccontava che il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato dal midollo, che doveva essere tagliato in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo per non renderlo stonato. I suoni che si producevano da questo flauto proteggevano dai sortilegi, come ci testimonia Mozart nella sua opera “Il flauto magico“.

Il timo ed il suo richiamo fatato

Il timo è un arbusto nano caratterizzato da un forte aroma con rami eretti, lignificati e bruni. Le foglie sono da lineari ad ellittiche, lunghe dai 3 agli 8 mm di color grigio-verde con ghiandole puntiformi, mentre nella pagina inferiore della foglia sono bianco feltrose. Il loro margine è arrotolato su sé stesso e senza ciglia. Per quanto riguarda la sua infiorescenza è capoliniforme con una colorazione dal bianco al lilla pallido. Questo arbusto è un’aromatica, un’essenza mellifera e medicinale contro la tosse. Le novelle narrano che il timo sia amato dalle fate e che chi desidera incontrarle dovrebbe preparare un infuso delle sue infiorescenze: ma occorre farlo con cautela e all’aperto, perché in casa potrebbe essere pericoloso.

Il nocciolo e la fata buona

Ben noto come grande arbusto deciduo a distribuzione assai vasta, alto sino a 9 metri, il nocciolo si trova nei boschi e nelle macchie di tutta Europa. I suoi gruppetti di noci brune, ciascuna delle quali è circondata da brattee verdi profondamente lacerate sono inconfondibili. Le foglie sono rotondeggianti, a lunga punta, con margine doppiamente dentato. Gli amenti maschili compaiono in autunno, tondi e grassi, e non si allungano né spargono il polline fino alle prime giornate miti del nuovo anno. Gli amenti femminili primaverili, simili a gemme, invece presentano stammi purpurei. Generalmente è un arbusto a portamento diffuso, con i suoi frutti commestibili e nutrienti si fanno strepitose creme e dolci.

Penso che, come per me, vi stupirà scoprire la relazione tra questo arbusto ed il mondo fatato. Se vi dico Cenerentola, tutti noi abbiamo in mente lo svolgimento della storia, ma in realtà la versione del racconto a noi pervenuta non è la storia raccontata dai Fratelli Grimm. Infatti fu un rametto di nocciolo a salvare Cenerentola dalla persecuzione della matrigna, permettendole di sposare il principe. Tutto iniziò quando il padre di Cenerentola, il quale si stava recando ad una fiera, le domandò che cosa volesse in dono; lei non rispose vestiti o gioielli come le sorellastre, ma “il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno“. Cenerentola volle piantarlo sulla tomba della madre e questo crebbe velocemente. La fanciulla visitava tre volte al giorno la tomba della madre, ed ogni volta che lei esprimeva un desiderio, un uccellino bianco si posava sull’arbusto e lo esaudiva. Quando Cenerentola decise di partecipare alla festa che durava tre sere, si recò davanti all’alberello per chiedere un nuovo abito sfarzoso ed elegante ogni serata. Poi il resto della storia si conclude come ben sappiamo.

Dopo questa novella il nocciolo, su cui si riposava il bianco uccellino, non fu più vista solo come una pianta, ma come la presenza vegetale di una fata che proteggeva i buoni di cuore e smascherava e puniva le persone malvagie. Il legame del nocciolo con una divinità femminile lo si ritrova anche in altre novelle come in Giulietta e Romeo, ma quella di Cenerentola mi sembrava la più peculiare.

La chiave del mondo fatato: la primula

La primula prende il suo nome per la sua precocissima fioritura primaverile. Si tratta di un’erbacea con rizoma breve da cui partono le foglie a rosetta, tutte basali, di forma obovata e irregolarmente dentellate. I fiori sono anche loro basali e molteplici con corolla grande di colore giallo che rendono la pianta vistosa e molto decorativa nel sottobosco ancora spoglio. Una caratteristica della famiglia botanica delle primule è che vi sono solo sette specie e tre sono i generi a cui appartengono.

Da come avrai capito la primula in autunno non la si può ammirare, ma ho voluto inserirla in questo articolo perché secondo una credenza popolare ottocentesca se si riesce a toccare con un mazzetto di primule una roccia specifica in un luogo a noi sconosciuto, denominata la “Roccia delle fate“, davanti a sé si aprirà la strada che potrà condurre il fortunato nel regno delle fate. Ma, attenzione, per riuscirvi si deve prima indovinare il numero di primule da adoperare per questo rito magico: se lo si sbaglia si rischia di essere colpiti da sventure.

Le piante che richiamano le streghe

Il noce che richiama le streghe malvagie

Il noce è un albero originario dei boschi montani della Penisola Balcanica, coltivato e naturalizzato da così lungo tempo in altre parti d’Europa, e ciò gli ha permesso di avere un areale molto vasto. Si tratta di un magnifico albero, alto sino a 30 metri, con una larga chioma ed opulento fogliame di colore verde chiaro, e corteccia grigio-argentata che invecchiando si screpola. Le foglie sono composte da 7-9 foglioline obovate, glabre, le quali sono molto fragranti se stropicciate. La noce è il frutto. La sua caratteristica è di essere grande, golosa, e di essere composta da una parte esterna verde e carnosa che poi diventa nera e decomponendosi rivela il nocciolo profondamente rugoso, entro il quale è presente il seme contorto edibile.

Nel libro “Florario” di Cattabiani ho scovato questo racconto medievale italiano ambientato a Benevento. Si racconta che nella notte di San Giovanni le streghe sciamassero verso il noce di Benevento, un esemplare molto vetusto. Infatti già nel VII secolo un vescovo aveva dato l’ordine di sradicarlo per mettere fine ad alcune pratiche pagane in onore di una dea lunare. Eppure dopo la morte del vescovo un altro noce crebbe nello stesso posto dove ripresero questi incontri pagani. Probabilmente da quel momento si diffuse in Italia questa leggenda sulle streghe di San Giovanni sotto il noce di Benevento. Nel XVII secolo il noce morì, eppure secondo la tradizione le streghe continuavano i loro rituali. In differenti città italiane si hanno altri aneddoti sulle streghe. Come a Roma dove si tramanda la storia della Chiesa di Santa Maria del Popolo venne costruita per ordine di un vescovo dove precedentemente vi era un noce intorno al quale si credeva le streghe si riunissero. Un altro esempio giunto a noi con il detto popolare

“Le streghe vogliono i noci”

Detto popolare pesciano

Si supponeva che nelle campagne di Pescia, in Valdinievole, vi era un noce usato dalle streghe per riposarsi durante i loro lunghi viaggi sulle scope.

La campanella che preannuncia una morte imminente

Tutte le specie del genere Campanula hanno corolla a forma di una piccola campana. La Campanula trachelium è la più frequente, mentre quella maggiore, che presenta corolle di 4 cm, è la C. medium, viceversa la sua “sorella” la C. erinus è talmente piccola che a causa delle sue dimensioni può sfuggire agli occhi di un camminatore. Tra queste piacevoli campanelle, è presente una alla quale le si associa l’aggettivo “inquietante”: la C. rotundifolia. Questa pianticella si distingue dalle altre specie del suo genere per i fiori penduli e le foglie cuoriformi. La si può trovare nei prati delle Alpi e dell’Appennino settentrionale oltre al limite degli alberi assieme ai rododendri.

Pur essendo molto bella pare che, una volta sfiorita, venne cullata dal vento producendo un tintinnio. Quest’ultimo, se sentito da un passante, risulterebbe essere un monito che per lui è giunta la sua ultima ora. Altri miti medievali raccontano che le campanelle sono abitate da fate cattive, infatti se un prato è ricco di campanelle non era il luogo migliore per sostare perché pervaso di incantesimi. Che dire… lo avreste mai detto che una piantina così graziosa potesse avere una nomea così terrificante?

Mi auguro che nelle vostre passeggiate autunnali nei boschi vi imbattiate in una di queste essenze e chissà se incontrerete una fatina qua e là.

Vi aspetto nei commenti per altre curiosità o chiarimenti,

Giulia

Bibliografia

Flora di muri e rupi in Langhe e Roero, Oreste Cavallo e Franco Rota, Museo Naturalistico del Roero – Vezza d’Alba, 2017

Florario, Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Alfredo Cattabiani, Mondadori, 2018

Guida agli alberi e arbusti d’Europa, Oleg Polunin, Zanichelli, 1982

Piante del mediterraneo, Bayer, Buttler, Finkenzeller e Grau, Rizzoli, 1990

La foto di copertina è di Ekrulila.

1 Comment
  • Paola
    Posted at 15:13h, 12 Settembre Rispondi

    Articolo aneddotico ed interessante! 🌳

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